🔥 Lowongan terbaru! “Per chi produce spirit in Europa, la guerra commerciale a colpi di tariffe è un problema che riduce i nostri margini in maniera significativa, anche se speriamo che non duri in eterno… Ma per chi esporta in Usa ancor più delicato è il tema della svalutazione del dollaro che forse agli americani non dispiace”
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“Per chi produce spirit in Europa, la guerra commerciale a colpi di tariffe è un problema che riduce i nostri margini in maniera significativa, anche se speriamo che non duri in eterno…

Ma per chi esporta in Usa ancor più delicato è il tema della svalutazione del dollaro che forse agli americani non dispiace”

Luca Garavoglia, 56 anni, milanese e presidente della Campari dal 1994, subito dopo la laurea in Economia e Commercio alla Bocconi, non è uno che di fronte ai problemi gira la testa dall’altra parte e anche stavolta, di fronte all’insidioso autunno delle imprese, va al sodo

“Abbiamo fatto così anche trent’anni fa

Quando arrivai, giovanissimo, alla presidenza di Campari, eravamo di fronte a un bivio che non ci lasciava alternative: crescere o vendere

Abbiamo scelto la prima strada e il mercato ci ha premiato, anche se non sempre la Borsa capisce immediatamente la strategia di un’impresa”

Nel 1995 la Campari, che è controllata dalla famiglia Garavoglia ed è quotata alla Borsa di Milano con una capitalizzazione di 7,15 miliardi di euro, ha fatto la sua prima acquisizione e in trent’anni ne ha fatte altre 40 nel mondo inaugurando una strategia fatta per metà di crescita organica e per metà di acquisizioni

Oggi Campari non è solo un’eccellenza del Made in Italy ma uno dei maggiori player mondiali nel campo degli spirit, con un portafoglio di oltre 50 marchi che spaziano dagli iconici aperitivi Campari e Aperol ai distillati e a Cognac e Champagne, come Courvoisier e Grand Marnier

Campari da eccellenza del Made in Italy a player mondiale: 40 acquisizioni in 30 anni
La sede storica della Campari è a Sesto San Giovanni, ma dall’anno prossimo si trasferirà nel cuore di Milano in Corso Europa

Nel mondo il gruppo ha 24 impianti produttivi, di cui 4 in Italia, con una rete distributiva propria che serve 27 mercati e raggiunge 190 Paesi, dando lavoro a circa 5.000 persone tra Italia, Europa, America e Asia

Nel 2024 la Campari ha chiuso il bilancio con un fatturato netto di oltre 3 miliardi di euro e utili di oltre 300 milioni, malgrado un leggero calo della redditività e l’onere degli investimenti e delle acquisizioni

La Borsa fino a una settimana fa non l’ha premiata e nel 2025 il titolo ha perso il 4,9%, essendo finito in una corrente short che investe il 22% del flottante: pesano i dazi, la svalutazione del dollaro, il calo della domanda negli Usa e ritardi nella logistica

Ma da qualche giorno l’aria sembra cambiata a Piazza Affari, se è vero, come è vero, che nell’ultima settimana il titolo Campari ha guadagnato il 6% risultando tra i migliori del Ftse Mib

“In realtà – spiega Garavoglia, che incontriamo al Camparino, storico bar arredato in stile liberty nella Galleria di Milano davanti al Duomo – il mercato ha una percezione errata degli spirit perché teme che possano seguire una parabola analoga a quella del tabacco, senza distinguere il fatto che esiste un modello di consumo moderato di alcol, del tutto compatibile con uno stile di vita bilanciato

In questo senso, molti dei nostri prodotti incontrano i gusti dei consumatori, inclusa la generazione Z, anche grazie a un grado alcolico più basso

Peraltro, i dati aggiornati ci dicono che gli spirit tengono

È vero però che l’alcol, inteso nella sua globalità, sta vivendo un calo del 5% circa dei volumi rispetto al passato, ma questo dipende dal minor potere d’acquisto che hanno i consumatori

Tuttavia siamo fiduciosi sul futuro perché gli spazi di crescita ci sono”

Campari, consolidamento nel segno della continuità con qualche dismissione
Garavoglia è però il primo a percepire che, dopo l’impressionante cavalcata di Campari degli ultimi trent’anni, nei quali ha per buona parte imperato lo storico Ceo turco-austriaco Robert Kunze Concewitz, considerato il Marchionne degli spirit, è tempo di consolidamento e che, dopo le acquisizioni, è venuto il momento di razionalizzare il portafoglio e dismettere i marchi meno redditizi

Se ne parlerà nel Capital market day del gruppo del 6 e 7 novembre, in cui il management, guidato dal Ceo Simon Hunt e di recente rafforzato dal nuovo Cfo Francesco Mele, presenterà agli azionisti la società

“La strategia non cambierà e Campari e Aperol saranno sempre i nostri prodotti di punta, senza dimenticare il Sarti rosa, il Cynar e Picon, ma sui grandi marchi non ci sono nuove acquisizioni da fare, mentre qualche aggiustamento potrà richiedere alcune dismissioni, con occhio ai margini e alla possibilità di ridurre l’indebitamento

In altre parole, consolidamento ma nessuna svolta: la nostra sarà un’evoluzione nel segno della continuità”

Campari, l’azienda che piace ai giovani con l’occhio alla qualità dell’occupazione e dei salari
Il futuro di Campari, oltre che dalla buona gestione e dall’attenzione rivolta soprattutto al marketing e alla distribuzione, dipenderà però anche dal contesto di mercato e dal contesto socio-economico, e Garavoglia lo sa

Il che vuol dire anche grande focalizzazione sulla qualità dell’occupazione e dei salari

“Il primo patrimonio del nostro gruppo – dice il Presidente – è la qualità, la competenza e la passione della nostra forza lavoro, di cui siamo orgogliosi: siamo molto attenti nella selezione del personale e non abbiamo i problemi che altre aziende hanno nella ricerca di nuovo personale

Ma non li abbiamo perché curiamo molto la formazione, ma anche perché garantiamo livelli retributivi assolutamente competitivi”

Non a caso la Campari viene ritenuta dai giovani una delle aziende in cui si lavora meglio

Il che non vuol dire ignorare cosa succede fuori dall’azienda

“Il problema maggiore che ha il nostro Paese è la crisi della natalità, che è forse più grande del debito pubblico, che è alto e va costantemente tenuto sotto controllo ma che è compensato anche da un enorme risparmio privato e da un grande patrimonio di case delle famiglie”

In un’azienda tipica del Quarto capitalismo (“Ma la definizione non mi piace”) non capita di frequente di trovare un imprenditore illuminato che ha affidato interamente la gestione ai manager, che non ha l’ossessione del controllo ma che vuole crescere nel mondo e lo ha dimostrato in trent’anni di presidenza, che guarda alla qualità del lavoro e del prodotto e che sa leggere i cambiamenti anche al di fuori delle mura aziendali

E i risultati si vedono

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🔗 Sumber: https://www.firstonline.info/i-dazi-e-la-svalutazione-del-dollaro-ci-frenano-ma-campari-convincera-il-mercato-parla-il-presidente-luca-garavoglia

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